Horrillo si ritira. Grazie di tutto, Pedro.

Horrillo appende la bici
"Non sono più lo stesso"

Pedro Horrillo, lo spagnolo che il 16 maggio scorso compì un volo di 80 metri al Giro riportando 35 frattute, ha annunciato il ritiro dal mondo del ciclismo: "Mi sono accorto di non poter essere al top. Quindi ho deciso di smettere"

 

MILANO, 8 gennaio 2010 – Pedro Horrillo, 35 anni, si ritira. Il 16 maggio scorso mentre scendeva dal Culmine di San Pietro nell’ottava tappa del Giro d’Italia uscì di strada. Compì un volo di ottanta metri. Incredibilmente, fu trovato vivo dalle squadre di soccorso. Cosciente, nonostante 35 fratture. Fu tirato fuori dal burrone col verricello dell’elicottero e ricoverato d’urgenza agli Ospedali Riuniti di Bergamo. Due mesi fa è tornato in sella. La Rabobank, la squadra per cui correva al Giro, gli aveva offerto un anno di contratto. Dopo oltre due mesi di allenamento, però, Pedro ha deciso di rinunciare. Il 4 dicembre scorso era tornato a Bergamo per ringraziare gli uomini che lo avevano salvato e per vedere il teatro della caduta. C’era la neve, ma Pedro, che ha studiato filosofia all’università, aveva esplorato il luogo da sotto e da sopra. Una rivisitazione che non aveva a che fare solo con la curiosità o con la topografia, ma col significato più profondo della vita. Era stato anche in visita qui, in via Solferino, nella sede della Gazzetta dello Sport. Ci aveva confidato: "Non sono più lo stesso. L’incidente ha cambiato la mia scala di valori". "Il 16 maggio è incominciata la mia seconda vita". Ora sappiamo che la sua seconda vita non avrà più corse in bicicletta. L’ottava tappa dell’ultimo Giro ha rappresentato "el punto final".

Pedro Horrilo con i  soccorritori al ritorno sul luogo dell'incidente

Pedro Horrilo con i soccorritori al ritorno sul luogo dell’incidente

L’ANNUNCIO — Pedro ha annunciato il ritiro a Carlos Arribas del quotidiano El Paìs, per cui ha scritto per dieci anni pezzi dall’interno delle corse. Non ha rimpianti. E’ tornato ad essere normale. Pienamente recuperato si è rimesso in sella. E’ riuscito a compiere sedute di allenamento di oltre cento chilometri. "Avrei potuto continuare solo se fossi tornato al mio miglior livello. Invece mi sono accorto di non poter essere al top. Quindi ho deciso di smettere", dichiara sereno. Il femore distrutto in 18 pezzi, la rotula ricostruita, costole e vertebre fratturate, il pneumotorace, un calvario durato sei mesi gli hanno impedito di tornare ai livelli di un tempo. E ora che la stagione urge bisognava decidere. Pedro lo ha fatto. Ora dice: "Mi prenderò un anno sabbatico. Starò a casa con mia moglie Lorena e i miei bambini Abai e Hori. Continuerò il programma di riabilitazione. Collaborerò come ho sempre fatto con giornali e riviste. Poi, alla fine dell’anno, deciderò dove orientare la mia vita". Horrillo, dunque, non scenderà in lizza al prossimo Giro, come il suo capitano Menchov, ultimo vincitore. Il 30 dicembre scorso il quotidiano sportivo Marca gli aveva dedicato due pagine con il titolo: "El milagro Horrillo", "Il miracolo Horrillo". In dodici anni di carriera professionista Pedro ha raccolto 8 vittorie. In corsa era il cervello della squadra, l’uomo saggio, intelligente, generoso. Era un po’ il Nestore nell’Iliade della bicicletta. Però, come Lazzaro, passerà alla storia per la sua risurrezione. Un dono stupendo del Fato, che Alessandro Manzoni, in Lombardia, chiamava Provvidenza.

Fonte articolo e foto: www.gazzetta.it

 

GRAZIE DI TUTTO, PEDRO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

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