Riccardo, non sbagliare più

Riccò, l’amato e odiato
"Ma non sbaglierò più"

Fra due mesi, Riccardo Ricco finirà di scontare la squalifica. Oggi è stato il protagonista alla presentazione della sua nuova squadra, la Flaminia-Bossini. "In purgatorio ci sono stato, una seconda possibilità la si dà a tutti"

 

Riccardo Riccò con Felice Gimondi, dirigente Bianchi

Riccardo Riccò con Felice Gimondi, dirigente Bianchi

SAN POLO DI TORRILE (Parma), 22 gennaio 2010 – Amato o odiato. Benedetto o maledetto. Invocato o indesiderato. Riccardo Riccò non suscita indifferenza, ma sembra spaccare il mondo in due: o di qua o di là. Lui, alla presentazione ufficiale della squadra – la Flaminia-Bossini – costruita su di lui e per lui, cerca una terza via, insolita per il suo carattere incendiario e istintivo: quella della serenità.

Riccò, fra neanche due mesi si esaurisce la squalifica.
"Il peggio è passato, eppure questi due mesi saranno i più lunghi. La stagione è cominciata, c’è chi corre e chi vince, e io posso soltanto allenarmi. Non vedo l’ora di attaccarmi il numero sulla schiena".

 

Come va?
"Solo i primi tempi dopo il Tour 2008 mi sono allontanato dalla bici. Uscivo una volta la settimana, per un’ora. Poi ho ritrovato la voglia. E ho ricominciato. E sempre con più determinazione. Certi giorni sono stato in bici dalla mattina alla sera".

Una seduta psicanalitica?
"La bici serve per sentirti, conoscerti, scoprirti, esplorarti, sfogarti. Il fondo ce l’ho, mancherò di brillantezza. Perché un conto è allenarsi, un altro gareggiare. Venti mesi lontano dalle corse sono lunghi, eterni, e si pagano. Ma se dovessi basarmi sugli allenamenti, allora mi dichiaro ottimista, fiducioso. E anche i test, quelli con il misuratore di watt, mi dà ottimi risultati. Anzi, forse sono fin troppo avanti".

 

La squalifica scade il 18 marzo, due giorni dopo c’è la Sanremo.
"Non è la corsa ideale per riprendere, o forse sì, è una corsa vera, una classica, sprigiona emozioni, garantisce motivazioni. Non è la corsa ideale per uno come me, ma mi piacerebbe lasciare un segno. Sempre che la mia squadra sia invitata".

Il suo rientro fa discutere. Cavendish le ha dato del "parassita".
"Non rispondo alle provocazioni. Sono sereno, tranquillo, e cerco di rimanerlo. Parlare adesso non ha senso. E poi la vendetta si serve fredda. Se avrò gambe, risponderò con quelle. Se non le avrò, allora meglio che sia rimasto zitto. E poi: se sei il primo della classe, hai il diritto-dovere di reagire. Ma io, dopo quello che è successo, sono l’ultimo a potermi esporre. Comunque, in Purgatorio ci sono stato, una seconda possibilità la si dà a tutti".

 

La nuova squadra?
"Professionale, e molto professionale, 17 corridori, un bel nucleo per le salite, da Caruso a Noè e Anzà, dei bei passistoni, da Belovoshiks a Bailetti, e anche velocisti, da Rossi a Colli. Mi sembra completa, bilanciata, unita. Ecco, non è solo una buona squadra, votata alla mia causa, ma un ottimo gruppo. Stiamo bene insieme".

Ai direttori sportivi confermati, Petito e Podenzana, è stato aggiunto Maini.
"Orlando abita a Bologna, a una quarantina di chilometri da casa mia. Abbiamo cominciato a frequentarci in settembre, quando è nato questo progetto. Prima la conoscenza, poi l’affiatamento, l’intesa. E’ emiliano, e ci parliamo in dialetto: questo aiuta. E’ pratico, svelto, semplice, e ha esperienza internazionale. Soprattutto, ti dice le cose in faccia. Giriamo spesso insieme, in allenamento o per rappresentanza. E se c’è da fare del dietro-macchina, lui arriva al volo. Mai avuto un tecnico così".

 

Come vede la scena?
"Velocisti: Cavendish è il numero 1, il suo compagno Greipel il numero 2, poi tutti gli italiani, da Petacchi a Napolitano. E spero in Rossi. Classiche: Pozzato era già tra i più forti in quelle del Nord, adesso potrebbe regalare una vittoria prestigiosa. Grandi giri: Contador su tutti".

Il Giro?
"Questa squadra aspira al Giro. Ha le caratteristiche per fare bene. E’ un Giro duro, da scalatori, con un’ultima settimana terribile. Mi piacerebbe esserci".

Riccò, lo sa che non può più sbagliare?
"Lo so. E non sbaglierò".

Fonte intervista e foto: www.gazzetta.it

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