Giro della Provincia di Reggio Calabria 2010 – A Montaguti il successo finale, ma che Petacchi. E bravo anche Muraglia.

Primo successo con la Lampre
"Vinco e sono più cattivo"

Ale-Jet vince al secondo giorno di corsa nel 2010. Battuti allo sprint Ventoso e Gavazzi. "Questi successi fanno bene: danno fiducia e grinta"

 

Petacchi batte Ventoso a Crotone. Bettini

Petacchi batte Ventoso a Crotone. Bettini

CROTONE, 31 gennaio 2010 – Nuova squadra, nuova maglia, nuovi compagni, nuovo treno, nuovo ultimo vagone, e vecchio Petacchi. Vecchio e vincente. Il vecchio e vincente Alessandro Petacchi ha rivinto: prima volata e prima vittoria stagionale, nella seconda tappa del Giro della Provincia di Reggio Calabria. Ha vinto alla sua maniera: palla lunga e pedalare. Secondo lo spagnolo Francisco Ventoso (cognome perfetto in una giornata così, sbattuta dal libeccio), terzo Mattia Gavazzi, quarto Fabio Sabatini, quinto Jacopo Guarnieri, sesto Oscar Gatto, a stabilire la gerarchia provvisoria degli uomini-razzo.

SOLE E VENTO — Centosettantun chilometri volati a 43 e mezzo orari, partenza sotto un cielo plumbeo schivando una grandinata, pioggerellina fino alla Contessa, che è uno strappo da cui la strada ha cominciato a scendere al mare, poi squarci e sole e, soprattutto, dappertutto, gran vento. Pronti, via, dopo 3 km sono evasi in quattro: Agosta, Gitto, Scarselli e il croato Radotic. Quasi 6 minuti di vantaggio massimo, al km 48, poi tenuti lì, a tiro, e raggiunti ai meno 6 dal traguardo. A quel punto, la volata. Impostata dalla Lampre con Da Dalto e Pietropolli, poi gestita dalla Liquigas con Quinziato, Oss e Sabatini per Guarnieri, quindi impossessata da Petacchi pilotato da Bernucci e infine da Hondo.

"FIDUCIA E GRINTA" — Petacchi: "Finale movimentato. Una rotonda e subito dopo una curva a gomito verso destra ai 400 metri, un’altra curva più dolce verso sinistra ai 200 metri, ultimo tratto in leggera salita. Tutto sui pedali. Hondo e io siamo partiti da lontano, lui a destra, io a sinistra, ci siamo ritrovati ai 150 metri, lui mi ha lasciato passare, al resto ci ho pensato io. Sapevo di stare bene, lo sapevo da ieri quando ero con i primi in cima alla salita. Vincere fa bene, cancella i dubbi, aumenta la grinta". Gavazzi: "Un macello. C’era tanta di quella gente davanti, che invece avrebbe dovuto essere dietro. Così ho dovuto fare due volate: la prima per guadagnare la testa del gruppo, e la seconda per rimontare Petacchi e Ventoso. E sono quasi riuscito ad arrivare secondo. Per essere la prima volata dell’anno, non è andata neanche male. Oggi si è visto che ha vinto il più forte, e che io sono ancora indietro. Ma già martedì, nella tappa di Reggio Calabria, potrei ribaltare il risultato". Montaguti, leader della corsa: "Tappa tranquilla, a parte il finale nel vento e sulla banchina. Con la fuga davanti, il ritmo è stato tenuto dalla Lampre per Petacchi e dalla De Rosa per me. Domani sarà un’altra storia: tutta su e giù, e l’arrivo, a Catanzaro, in su".

ORDINE D’ARRIVO:
1. Alessandro Petacchi (Ita/Lampre – Farnese Vini)
2. José Ventoso (Spa/CarmioOro – NGC) s.t.
3. Mattia Gavazzi (Ita/Colnago – Csf Inox)
4. Fabio Sabatini (Ita/Liquigas – Doimo)
5. Jacopo Guarneri (Ita/Liquigas – Doimo)

Muraglia anticipa Petacchi
Montaguti tiene la maglia

Giuseppe Muraglia ha vinto la terza tappa del Giro della Provincia di Reggio Calabria. "Ringrazio la Cdc-Cavaliere che mi ha dato una seconda possibilità"

 

La vittoria di Giuseppe Muraglia. Bettini

La vittoria di Giuseppe Muraglia. Bettini

CATANZARO, 1 febbraio 2010 – Ce l’ha fatta. Se l’è giocata, se l’è rischiata, se l’è presa, se l’è conquistata. Ha colto al volo la sua seconda possibilità. Giuseppe Muraglia ha vinto: tappa e sfida, la tappa era la terza del Giro della Provincia di Reggio Calabria, la sfida era quella con se stesso, o "in" se stesso, come lui stesso ha spiegato. Trent’anni, pugliese di Andria, campione italiano fra i dilettanti nel 2002, poi subito professionista, una vittoria di tappa al Giro del Trentino 2005, la Clasica di Almeria in Spagna nel 2007, quindi un caso di doping: Muraglia è uno di quelli che hanno pagato il loro peccato con due anni fuori dalle corse. "Mi era caduto il mondo addosso – racconta -. Dovevo sposarmi, avevo problemi economici. Ho fatto il cameriere e il barista, a Pescara. Ma era dura, durissima. Mi dovevo alzare ogni mattina alle 5, lavoravo 12 giorni, preparavo e servivo 12 tipi di caffè. Finché nel febbraio 2009 mi ha assalito la voglia di riprovarci, mi sono allenato quattro mesi, poi ho cercato un ingaggio, ho trovato solo porte chiuse, l’unica squadra che mi ha dato una seconda possibilità è stata la Cdc-Cavaliere".

Muraglia sul podio. Bettini

Muraglia sul podio. Bettini

La cronaca — Da Crotone a Catanzaro, profilo altimetrico da batticuore, dopo 93 km se ne vanno il danese Rasmussen, lo svizzero Ackermann, Pirazzi, Sella, Mirenda, Fantini, Piemontesi, Muraglia e Lucciola, poi si aggiungono Vona, Ginanni, Dall’Antonia, Commesso e lo sloveno Bole. A 20 km dall’arrivo, più o meno quando in gruppo cade Savini, secondo nella generale, il vantaggio dei fuggitivi è di 1’35", a 10 è di una trentina di secondi. Davanti rimangono in cinque: Ginanni, Cannone, Commesso, Bole e Muraglia. Commesso è il primo a cedere. Fra attacchi e contrattacchi, Muraglia evade ai meno 4, tira diritto e non lo beccano più. Dietro di lui la compagnia si scioglie. E Petacchi, partito all’ultimo km per aiutare il socio Pietropolli, va così forte che stacca tutti. Muraglia, che dedica la vittoria alla moglie Elsa e al figlioletto (quattro mesi) Riccardo: "Non sono né il primo né l’ultimo ad aver avuto problemi di doping. Ho pagato, meritavo un’altra ’chance’, come tanti altri che, grazie a un nome più importante del mio, hanno avuto vita più facile. So che una ricaduta sarebbe fatale".

Petacchi non lo sapeva — Petacchi, che si sorprende per la forma: "Me ne stavo tranquillo in fondo al gruppo, solo alla fine sono andato in testa per tirare fuori Pietropolli. Sono scattato, mi sono guardato indietro e accorto di aver fatto il vuoto, allora sono andato al traguardo. Non sapevo di avere davanti ancora un corridore. L’ho saputo dallo speaker, a 100 metri dal traguardo. Fa niente. Domani è un altro giorno. Proverò a vincere, e se non ce la farò, pazienza, i miei veri obiettivi sono più avanti". Pietropolli, che non si dà pace: "Si poteva vincere, e alla grande. Ma davanti avevamo Bole, è un buon corridore, su questi arrivi non sbaglia mai, meritava di giocarsela. Invece si è staccato. Se avessimo saputo che non ne aveva, avremmo reso la corsa più dura, e probabilmente ripreso anche Muraglia. Neanch’io sapevo che era rimasto davanti. Nel finale la situazione era caotica. Petacchi? Va forte. Sono contento per lui. E si prospetta un buon anno".

Il leader — Montaguti, che se la gode: "Ha fatto tutto la squadra, io mi sono dovuto impegnare solo a gestire le emozioni e a lavorare negli ultimi 3 km. A questa maglia azzurra di leader mi sono affezionato, non la voglio mollare neanche se me la tirano via. Non ci crederete, ma non mi conosco, non so quali siano i miei limiti. Mi stupisco a scoprirmi vincente, perché ho sempre vinto poco. Da dilettante, quattro corse. E pensare che stavolta tutto è nato da un tentativo non programmato, e in cui credevo anche poco. A dire la verità, non mi piace neanche il ruolo del vincitore. Adesso vorrei che a vincere fossero i miei compagni: se lo meritano".

Fonte articoli e foto: www.gazzetta.it

 

Ale-Jet davanti a Gatto
A Montaguti il primato

Lo sprinter della Lampre-Farnese centra il secondo successo della stagione a Reggio: "Però avrei voluto vincere dopo una fuga sull’ultima salita". La classifica finale della corsa calabrese va a Montaguti: "Ora ho più fiducuia in me e nel ciclismo"

Alessandro Petacchi, 36 anni. Bettini

Alessandro Petacchi, 36 anni. Bettini

REGGIO CALABRIA, 2 febbraio 2010 – Alessandro Petacchi ha concesso il bis. Il corridore più vincente al mondo, l’uomo più rapido del ciclismo italiano, il velocista gentiluomo, ha conquistato anche la quarta e ultima tappa del Giro della Provincia di Reggio Calabria. Alla sua maniera, ormai un classico: in volata. Una volata di resistenza, sentita, voluta, dominata. E a 36 anni, Ale-Jet sembra non conoscere età, né limiti, né avversari, almeno a questo livello. Ha rifilato una macchina a Oscar Gatto e Mattia Gavazzi, i primi dei battuti. Petacchi è il Filippo Inzaghi (Ale è juventino, ma apprezzerà comunque) delle due ruote: difficile che, sotto porta, sbagli un gol.

La tappa — Da Soverato a Reggio, 165,7 km a quasi 40 all’ora, fra squarci di sole, incubi di nuvole, scrosciate di pioggia. Tre uomini in fuga, dal km 13 al km 144: l’ucraino Sergiy Grechyn, l’austriaco Josef Benetseder e Mariano Giallorenzo. Massimo vantaggio al km 58, poco più di 4 minuti, poi tenuti a tiro. Il finale è stato una lunghissima volata, con due treni, Liquigas e Lampre, spesso affiancati, poi mescolati. Un solo brivido: quando a 25 km dall’arrivo, Danilo Hondo, l’ultimo uomo del treno di Petacchi, si è fermato per fare la pipì. La Lampre è stata costretta a richiamare gli altri "vagoni" per presentarsi al momento decisivo con la formazione titolare. Troppo importante, Hondo, per poterne fare a meno. Tant’è che è stato proprio il tedesco a catturare la ruota di Jacopo Guarnieri, lo sprinter della Liquigas, e a pilotare Petacchi fuori dal gruppo. A questo punto Alessandro ha aperto il gas e fatto il vuoto.

"Non sono un velocista" — Petacchi, che ha già conquistato il cuore dei nuovi compagni di squadra: "Non mi sono mai definito un velocista, ma alla fine vinco così. Il mio sogno sarebbe attaccare sull’ultima salita e poi battere i miei compagni di fuga. Insomma, vincere alla Michele Bartoli. Ma va bene anche così. E finché ce la farò, come gambe e come coraggio, non mi tirerò indietro. Poi, un giorno, mi piacerebbe trasferire questa mia esperienza a un giovane di valore. Come corridore, o come tecnico. Un po’ come Erik Zabel ha fatto con me, e poi anche con Mark Cavendish". Gatto, che è contento quasi come se avesse vinto: "Arrivare dietro Petacchi, con un Petacchi così, è quasi inevitabile. Oggi c’è stato il solito caos nel finale, soprattutto nelle ultime due curve prima del rettilineo finale. La mia squadra è stata grande, i compagni si sono organizzati per portarmi avanti, quando il treno della Lampre ha preso in mano la volata io ero alla ruota di Gavazzi. Però ho perso l’attimo in cui Petacchi è scattato. Ho rimontato Gavazzi, pensavo di potermi avvicinare di più a Petacchi, invece mi sono fermato lì".

Montaguti — Matteo Montaguti, che porta a casa una tappa e la classifica: "Ma non sono cambiato, e non voglio cambiare, altrimenti perderei di vista il mio primo obiettivo. Che è migliorarmi. Certo, adesso ho più fiducia in me: non avrei mai pensato di portare un attacco come quello del primo giorno, cercherò di ricordarmene se capiterà un’altra occasione. E ho sempre fiducia nel ciclismo. So quello che faccio io, so quello che fanno i miei compagni: sacrifici e passione, allenamenti e divertimento. E’ questo il bello del nostro sport".

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