Mondiali di Ciclismo su Pista 2010 – Ballerup (Danimarca), 24-28 Marzo. Italia ferma al palo.

Bronzini, che delusione!
E l’Italia resta a secco

Ai Mondiali su pista la campionessa uscente conclude al sesto posto la corsa a punti. "Dispiace molto, purtroppo le avversarie mi hanno corso contro e senza un briciolo di cervello". Viviano solo 12° nell’omnium, Frisoni ultima nel keirin

 

BALLERUP (Dan), 28 marzo 2010 – Giorgia Bronzini non ce l’ha fatta. Niente titolo bis per la regina della corsa punti, campionessa uscente e vincitrice delle ultime due Coppe del Mondo. E nemmeno una medaglia meno nobile, di consolazione per la piacentina e per questa Italia piccola piccola, che esce con le ossa rotte dai Mondiali su pista: zero podi, il sesto posto di Giorgia come miglior risultato, poi il settimo di Elia Viviani e Angelo Ciccone nell’Americana e nulla più.

Giorgia Bronzini, 26 anni, delusa dopo questi Mondiali. Bettini

Giorgia Bronzini, 26 anni, delusa dopo questi Mondiali. Bettini

Gara contro/1 — Ci ha provato la ventisettenne della Forestale. Ha provato a far prendere un’altra piega alla gara che, dopo 29 dei 100 giri in programma, si era messa in salita per lei, con 5 atlete già in vantaggio di un giro. Veloce, abituata a rilanciare di continuo l’azione e a prendere punti quasi a ogni sprint – così aveva costruito il titolo 2009 – Giorgia si è trovata in una situazione per lei abbastanza inusuale, in una gara con poche atlete dalle sue caratteristiche, adatta quindi più alle passiste. Ma non ha trovato nemmeno un po’ di collaborazione da parte delle avversarie, in particolare dalla britannica Armitstead e dall’australiana Dunn, che hanno dato l’impressione di correre più per far perdere l’azzurra che non per inseguire una medaglia personale. Laconico il commento del c.t. Dino Salvoldi: "Un comportamento assurdo, hanno dimostrato una stupidità inconcepibile: loro e chi le ha guidate dai box".

Gara contro/2 — La stessa Bronzini ha poi ribadito il concetto, accennando solo minimamente ai suoi problemi, come la caduta di venerdì nello scratch, che le ha lasciato un po’ di acciacchi, e un fastidioso raffreddore. "In una gara così importante bisogna essere al cento per cento, anche i dettagli possono fare la differenza, ma non voglio cercare alibi. Purtroppo mi hanno corso contro, ma senza un briciolo di cervello. Mi spiace solo di aver mancato il bis dopo una stagione perfetta, di non aver raccolto il massimo risultato che avrebbe dato un senso alla gran mole di lavoro svolta, all’impegno mio, delle mie compagne, dei tecnici, dei meccanici, di tutto lo staff azzurro". Alla fine la vittoria è andata alla canadese Sarah Whitten, davanti alla neozelandese Ellis, alla bielorussa Ellis, all’azera Tchalykh e alla cilena Munoz, ovvero le cinque atlete che sono riuscite a prendere il giro di vantaggio e che, Whitten a parte, non godevano certo dei favori del pronostico.

Viviani&Frisoni — Piazzamenti anonimi per gli altri due azzurri in gara nella giornata conclusiva. Nell’omnium, dominato dal britannico Edward Clancy, Elia Viviani ha chiuso solo 12°, dopo non essere riuscito a incidere più di tanto nelle prove a lui più congeniali, cioè scratch e corsa a punti. Nel keirin, invece, Elisa Frisoni è caduta senza conseguenze nel 1° turno, ma poi ha chiuso ultima la batteria dei recuperi: del resto – lei stessa lo sapeva – non si inventa un Mondiale con poche settimane di allenamento.

Re nero — La rassegna iridata si è chiusa con la gara che da sempre regala le maggiori emozioni, la velocità maschile, nella quale si è confermato re Gregory Bauge, che ha battuto in finale 2-0 l’australiano Shane Perkins: a Pruszkow 2009, il velocista francese nato a Parigi da genitori originari della Guadalupa era diventato il primo atleta di colore a vincere il titolo mondiale della velocità dopo 110 anni. Prima di lui c’era riuscito lo statunitense Major Taylor a Montreal nel 1899. Il primo posto nel medagliere è andato all’Australia, che ha totalizzato il maggior numero di ori (6) e di podi (10), precedendo l’armata britannica (3 ori e 9 podi). Purtroppo, tra le 19 nazioni che hanno vinto almeno una medaglia, non c’è l’Italia: nelle ultime undici edizioni, ahinoi, è già successo cinque volte. Se non siamo al minimo storico, poco ci manca.

Fonte articolo e foto:  www.gazzetta.it

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