E’un Cancellara Monumentale. Sua anche la Roubaix.

Cancellara spaziale
Roubaix da cannibale

Dopo quello al Fiandre, altro numero dello svizzero che attacca a meno di 50 dall’arrivo e annienta le velleità di Boonen. Pozzato settimo, debilitato dalla gastroenterite: "Ultimi 30 km di sofferenza"

 

Il trionfale ingresso di Cancellara al velodromo. Afp

Il trionfale ingresso di Cancellara al velodromo. Afp

MILANO, 11 aprile 2010 – Non ha vinto: ha trionfato. Fabian Cancellara ha scritto una Roubaix di soli aggettivi: fantastica, stratosferica, spaziale. Lui, il Gladiatore, lui, Spartacus, lui, l’uomo che nelle ultime due settimane ha conquistato prima il Piccolo Fiandre (Harelbeke) e poi il Fiandre, ha attaccato a meno di 50 chilometri dall’arrivo, su un tratto di asfalto, da solo. E invece di perdere, guadagnava. Invece di temere, minacciava. Invece di rimpicciolirsi, s’ingigantiva.

L’ERRORE DI TOM — La Parigi-Roubaix numero 108 — cielo dall’azzurro al grigio, vento spesso contrario, ma niente pioggia — è stata a selezione, a eliminazione, a estinzione. Dalla Foresta di Arenberg, che Cancellara ha preso di petto, in prima posizione, è sopravvissuto il gruppo dei migliori, fra cui Filippo Pozzato e Luca Paolini. Poi è stato Tom Boonen a dare un saggio della sua forza e delle sue velleità. Ma gli è stato fatale un solo attimo di disattenzione, quando si è lasciato inghiottire a metà del gruppo, più o meno in decima posizione, per ristorarsi. Cancellara, appena si è accorto di non averlo alla ruota, ha allungato. E la sua progressione non ha dato scampo: li ha scollati, li ha sfilati, li ha mollati. Tutti. E se il vantaggio finale non ha assunto proporzioni abnormi, è stato solo perché non c’era più bisogno di insistere e, in questo caso, di umiliare.

Tom Boonen in difficoltà. Reuters

Tom Boonen in difficoltà. Reuters

Hushovd secondo — Boonen, cui barretta e borraccia devono essere rimasti sullo stomaco, ha tentato di organizzare la rincorsa, ma ha subito compreso che non c’era alcuna possibilità: lui, di gregari, non ne aveva (l’ultimo, Devolder, è stato tradito prima da una caduta, poi da una foratura), l’unica squadra decente era la Cervèlo di Thor Hushovd, ma ammesso che ci fosse la volontà, certo mancavano le gambe. Tant’è che l’unico a provarci è stato Juan Antonio Flecha: il primo tentativo, solitario, si è esaurito in una manciata di chilometri, il secondo, con lo stesso Hushovd, è invece arrivato al traguardo. Solo che Hushovd, che durante l’impossibile inseguimento a Cancellara aveva lamentato stanchezza, ha miracolosamente ritrovato energie per conquistare il secondo posto. E Flecha non ha resistito alla tentazione di applaudirlo.

Pozzato settimo — Poco più indietro, Pozzato: settimo e stremato. "Sapevo che dopo i 200 chilometri — ha detto il vicentino al traguardo — avrei avuto problemi, perché la gastroenterite e i tre-quattro giorni di allenamento perduti mi hanno rovinato la condizione. Ho tenuto duro finché potevo, ma gli ultimi 30 chilometri sono stati una sofferenza. Peccato, ci riproverò". Subito: il campione italiano (ha sfoggiato il tricolore su un completo nero) correrà l’Amstel e la Liegi-Bastogne-Liegi.

Fonte articolo e foto: www.gazzetta.it

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