Domani la Liegi-Bastogne-Liegi, la “Decana” delle Classiche.

Redoute e Doyenne, è la Liegi

E’ la Doyenne, che dal francese tradotto significa la Decana. Ed è la pura verità, perché la Liegi Bastogne Liegi, prima edizione nel 1892, è la più antica delle classiche. E almeno secondo i valloni è anche la più impegnativa, o quantomeno quella che solo un corridore completo, capace in salita quanto abile in discesa, pronto a scattare o a giocarsela in volata ristretta, può vincere. Non deve essere dunque un caso se il suo pluridecorato, Eddy Merckx 5 volte a segno, sia anche nella Storia del ciclismo moderno, il più Grande o l’inarrivabile.

E’ anche la corsa degli italiani. Un po’ perché l’abbiamo firmata in 12 occasioni e perché Moreno Argentin è diventato il Duca delle Ardenne per averla vinta 4 volte, ma soprattutto perché Liegi i suoi dintorni ospitano una delle più forti comunità italiane tra le tante sparse per il globo. E sono sempre tante le bandiere tricolori che sventolano sulle ultime Cote.

Cote dunque, come alla Freccia Vallone, sono gli ostacoli da scalare lungo la strada. Alla Freccia c’è il Muro di Huy sua erta d’arrivo, alla Liegi c’è la Redoute col suo blocco di pietra che sta lì sul bordostrada e ne preannuncia l’inizio. 2300 metri di salita alla media del 7% ma con punte del 22%. Dalla sua cima al traguardo altri 35 km ma pure altre due Cote. La Roccia dei Falchi che incute timore non solo per il nome, quel km al 11% che si chiama St Nicolas e che di 6 km anticipa il rettilineo tagliagambe di Ans. Un altro km che non sembra finire mai perché ancora leggermente sale. 258 i km previsti per l’edizione numero numero 96. 57 quelle vinte dai belgi padroni di casa, a secco da 11 anni, fermi al giorno nel quale si vide il miglior Vandenbroucke di sempre. Lo stesso che solo 11 anni dopo avrebbe perso la vita in uno squallido albergo a ore di Dakar. Di Di Luca l’ultimo acuto italiano nel 2007. Si riparte dall’assolo lussemburghese di Andy Schleck. Si chiuderà quindi la porta delle Classiche, che solo ad agosto verrà riaperta. In palio il quarto e penultimo monumenti del ciclismo. E se l’anzianità da grado, quello della Liegi Bastogne Liegi è il più alto che possa esistere. Non ditelo ai fiamminghi, ma secondo i valloni il ciclismo vero, dei veri campioni, si fa sull’asfalto, affrontando salite lunghe e discese rischiose. Qui a Liegi c’è l’ombra della Redoute, del pavè nessuna traccia. Ma si respira lo stesso profumo di leggenda, sostengono i neutrali e hanno ragione. Auguri alla Doyenne, compie solo 95 anni ma esiste da 108. E gode ancora di splendida salute.

Fonte articolo e foto: www.sportitalia.com
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