Il Trofeo Matteotti 2010 a Riccardo Chiarini. Per il “tosco-romagnolo” è la prima vittoria da professionista.

Il Matteotti lancia Chiarini
"Il mio sogno è l’azzurro"

Riccardo Chiarini (De Rosa-Stac Plastic) ha vinto la 64/a edizione del Trofeo Matteotti. "Ho sempre interpretato il ciclismo come fatica. E da faticatore sarebbe un sogno poter far parte della Nazionale"

 

PESCARA, 1 agosto 2010 – La prima volta di Riccardo Chiarini è in una classica vinta anche da Bartali e Baldini, da Gimondi e Moser: il Trofeo Matteotti. E’ in una giornata di sole e mare, di estate e vacanza: oggi. E’ su un percorso a circuito, con salita e discesa, esigente e selettivo: da Mondiale. Ed è in volata su un rettilineo lungo un chilometro e 800 metri: infinito. Nell’ultima giro, sulla penultima salita, quella di Colle Caprino, è stato proprio Chiarini ad attaccare. Lo hanno passato in tre: Domenico Pozzovivo, Leo Bertagnolli e il colombiano Miguel Angel Rubiano. Chiarini è riuscito ad accodarsi. E i quattro ci hanno dato dentro, a cambi regolari (solo Pozzovivo, il meno dotato in volata, ne ha saltati), fino all’ultimo chilometro, per non far rientrare i più veloci, da Oscar Gatto al campione d’Italia Giovanni Visconti, da Daniele Callegarin a Francesco Ginanni. Qualche istanto di studio, poi lo sprint. Rubiano è partito lungo, Bertagnolli si è trovato chiuso alle transenne proprio dal colombiano, Chiarini ha vinto in progressione.

"Oggi correvamo senza capitano, ognuno libero di fare la propria corsa – spiega Chiarini, professione gregario -. Nel finale ero davanti, e me la sono giocata. Ma non mi monto la testa, il mio lavoro continua così com’era prima"

Sogno azzurro — Chiarini ha 26 anni, dai toscani è considerato romagnolo (è nato a Faenza), dai romagnoli è considerato toscano (abita a Marradi). Professione: gregario. Di quelli abituati, consapevoli, convinti, orgogliosi, insomma felici di aiutare. Risultato: quinto anno da professionista e vittorie, fino a poche ore, fa, zero. "Oggi correvamo senza capitano, ognuno libero di fare la propria corsa. Nel finale ero davanti, e me la sono giocata. Ma non mi monto la testa, il mio lavoro continua così com’era prima". A casa Chiarini si è sempre mangiato pane e ciclismo: dal papà Vittorio, gregario di Nencini e Bitossi, al fratello Alessandro, qualche vittoria da dilettante ai tempi di Pantani. E oggi sia Vittorio sia Alessandro erano sulla strada a sostenere Riccardo. "Ma io non sono mai stato un vincente. Ho sempre interpretato il ciclismo come fatica. E da faticatore sarebbe un sogno poter far parte della Nazionale. Lo confesso: mai stato azzurro, neanche da piccolo". Bertagnolli, dispiaciuto: "Rubiano, senza volerlo, mi ha ostacolato, e tre volte ho dovuto smettere e poi ricominciare a sprintare. Ma sono contento che abbia vinto Chiarini: se lo merita. Agosto è il mio mese. Prima, tra problemi alla tiroide e l’allergia, non riesco mai ad andare come vorrei. Rivincita al Gp di Camaiore, poi al Trittico lombardo". Rubiano, pentito: "Ho sbagliato a partire così lontano, sarà stata la voglia di vincere. Non faccio che collezionare piazzamenti, ogni volta manca qualcosa". In ammiraglia, davanti alla corsa, Paolo Bettini. Il c.t. della Nazionale ha cominciato a prendere appunti. Tema: come vincere il Mondiale di Australia.

Fonte articolo: www.gazzetta.it

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