Patxi Vila, il ritorno alle gare con la De Rosa-Ceramica Flaminia dopo la squalifica.

L’inverno di Patxi Vila
“Le mie responsabilità”

Francisco Javier Vila Errandonea rientra i gruppo con la Flaminia-De Rosa dopo 2 anni di stop (6 mesi scontati) per positività al testosterone.


Patxi Vila, 35 anni: rientra dopo una squalifica
Patxi Vila, 35 anni: rientra dopo una squalifica

Forte dei suoi due nomi, e ricco dei suoi due cognomi, ogni spagnolo suona come un poeti o un navigatore, come un eroe o un condottiero. Francisco Javier Vila Errandonea ha, tra i suoi due nomi e i suoi due cognomi, l’andatura del “caballero”, il fascino di un letterato, il mistero di un corsaro. E Patxi — questo il soprannome con cui il corridore basco è conosciuto nel ciclismo — è un po’, e ha un po’, di tutto questo. E una storia da raccontare.

Patxi, dov’eravamo rimasti?
“Al 3 marzo 2008, alle 8 di mattina: controllo antidoping, a casa. Due mesi dopo, secondo le prime analisi, positivo al testosterone: valori appena sopra il limite. Altri due mesi e le controanalisi danno risultati contrastanti. Ma la positività viene comunque confermata. Due anni di squalifica. E me ne assumo tutta la responsabilità”.

“3 marzo 2008, alle 8 di mattina: controllo antidoping, a casa. Due mesi dopo, secondo le prime analisi, positivo al testosterone: valori appena sopra il limite. Altri due mesi e le controanalisi danno risultati contrastanti. Ma la positività viene comunque confermata. Due anni di squalifica. E me ne assumo tutta la responsabilità. Avevo assunto delle barrette di integratori, aminoacidi, acquistate su Internet, ma erano contaminate. Le ho portate come prove documentali. Alla fine mi hanno scontato sei mesi”

Che cos’era successo?
“Avevo assunto delle barrette di integratori, aminoacidi, acquistate su Internet, ma erano contaminate. Le ho portate come prove documentali. Alla fine mi hanno scontato sei mesi”.

Intanto?
“Non ho smesso di vivere. Anzi, ho cominciato a vivere. Nella mia famiglia, innanzitutto: Noemi, mia moglie, e Maddi, la nostra bambina. Nel lavoro: l’azienda di famiglia, grossista di prodotti per negozi di souvenir alla frontiera tra Spagna e Francia. Nella passione: il ciclismo, ovviamente, ma da direttore di una rivista — “Pedalier” — mensile. E comunque nello sport: triathlon da disputare e anche da organizzare”.

Però?
“Però non avevo mai abbandonato la speranza di tornare a correre. Perché era una storia sospesa, troncata ma non chiusa, interrotta ma non esaurita. E ho cercato di rientrare. Però questo, si sa, non è certo il periodo ideale per trovare squadra”.

Invece?
“A Ferragosto non ne potevo più di aspettare una chiamata che non arrivava. E a Noemi ho detto che avrei chiuso così. Invece lei mi ha convinto a insistere ancora: ’Dai, finché non si chiudono tutte le porte’. La ringrazierò sempre. Ai primi di settembre, quando ero a Eurobike, la fiera del ciclo a Friedrichshafen, ho ricevuto una telefonata”.

Chi era?
“Roberto Marrone, team manager della Flaminia. Casualmente, anche lui si trovava a Eurobike. Ci eravamo conosciuti un anno prima, all’Eroica, la cicloturistica d’epoca nel Chianti senese, dove sembravamo due corridori del primo Novecento: maglie di lana, bici con il cambio sul telaio, fili dei freni scoperti. Marrone voleva rivedermi, parlarmi, chiedere se…”.

Se le sarebbe piaciuto tornare a correre?
“Il sì è stato immediato. E l’11 ottobre, il giorno del mio compleanno — 35 anni —, come per un segno del destino, è arrivata la conferma dell’ingaggio nella De Rosa-Ceramica Flaminia. Da allora sono rinato. Mi sento come un ragazzino di 14 anni: felice, entusiasta, elettrico”.

“La Flaminia-De Rosa mi ha scelto non solo per le mie qualità di corridore, ma anche per quelle di uomo. Che possa essere un punto di riferimento per l’esperienza, per le lingue, anche per gli studi (laureato in Scienze motorie, ndr). Più per l’esempio che per le parole. Forse anche per il mio caso doping, che è stata una imperdonabile leggerezza”

Perché?
“Sono stato scelto non solo per le mie qualità di corridore, ma anche per quelle di uomo. Che possa essere un punto di riferimento per l’esperienza, per le lingue, anche per gli studi (laureato in Scienze motorie, ndr). Più per l’esempio che per le parole. Forse anche per il mio caso doping, che è stata una imperdonabile leggerezza”.

Quando ha ricominciato la preparazione?
“Il 1° novembre. Sono stato fermo 15 giorni, mi avevano consigliato di rimanere inattivo un’altra settimana, ma non ne potevo più. Ero come un bambino quando si sveglia la mattina di Natale e non vede l’ora di correre ad aprire i regali. Pedalo su bici da strada, scatto fisso e mountain bike: chilometri, sono quelli che mi mancano. Poi montagna, a piedi. E poca palestra, perché devo smaltire i muscoli accumulati con il triathlon. Quattro volte la settimana esco con professionisti e dilettanti della zona, tre da solo per capire, ascoltarmi, sentire la mia voce interiore”.

Fisicamente?
“Sto bene. Ma tutto quello che succede dalla soglia aerobica in su, cioè fuori giri, è un punto di domanda. E solo la strada potrà dare una risposta”.

Il piacere della bici?
“Mai mancato. Fra 40 anni sarò come uno di quei vecchietti di 75 che vedi pedalare e mangiare, ridere e sudare. La bici mi fa stare in pace con il mondo e con me stesso. È stata la mia terapia nei momenti più duri. E in questi due anni e mezzo ce ne sono stati tanti”.

“Il 17 gennaio al Giro di Sao Luis, in Argentina. Poi il Giro della Provincia di Reggio Calabria. Al resto non penso. Fabio Bordonali, il team manager, mi ha chiesto quali corse volessi fare: tutte, gli ho risposto ”

La nuova squadra?
“Sono il più vecchio, ma di tanto. Il mio vice è Paolo Bailetti, che ha cinque anni meno di me. Gli altri sono molto più giovani. Ce n’è uno che, timidamente, mi ha ricordato di avermi chiesto un autografo al Giro d’Italia 2003. Certi corridori dovevano ancora nascere e io avevo già vinto una quarantina di corse”.

Fonte intervista e foto: http://www.gazzetta.it

Come sono i corridori più giovani?
“Grintosi, energici, brillanti, molto più disinvolti di noi. Alla loro età, avevo paura di parlare”.

Quando tornerà a correre?
“Il 17 gennaio al Giro di Sao Luis, in Argentina. Poi il Giro della Provincia di Reggio Calabria. Al resto non penso. Fabio Bordonali, il team manager, mi ha chiesto quali corse volessi fare: tutte, gli ho risposto. Anche il Giro del Giappone. Ogni corsa è una grande opportunità”.

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