Due chiacchiere con il “Bruse” fanno sempre bene. Specialmente all’inizio dell’anno.

Bruseghin guarda in alto
“Giro, Vuelta e poi vediamo”

Intervista a 360 gradi col corridore di Vittorio Veneto, atteso da una stagione da capitano (“Sarò libero di fare la mia corsa”) e che coltiva un sogno: “La cronoscalata del Nevegal, al Giro. E’ casa mia, è una delle mie salite, è uno dei miei regni di caccia…”. Intanto attende Pellizotti: “Vedremo se ci sarà ricorso al Tas, di uno come lui avremmo bisogno”


MILANO, 2 gennaio 2011 – Dicono che sia un corridore del Novecento, se non addirittura dell’Ottocento, che pedala nel Duemila. Dicono che sia l’erede di Battaglin e di Faresin, ma anche di Massignan e di Schiavon, insomma di tutti quelli con un cognome da gran premio della montagna. Dicono che sia più popolare, più famoso e più allegro di colleghi che hanno vinto infinitamente più di lui. E’ Marzio Bruseghin, quello degli asini, quello del Prosecco, quello del c’era-una-volta-il-ciclismo.

– Bruseghin, dicono che lei sia un solitario.
“A volte, come suol dirsi, meglio soli che male accompagnati. La verità è che non ho paura a stare da solo. A piedi o in bici. E poi non si è mai soli. Quando entro in un bosco, sono in grandissima compagnia”.

– Dicono che i corridori siano come il vino: invecchiando – lei ha 36 anni e mezzo – migliorano.
“Dicono anche che invecchiando si perfezionino i propri difetti. Io credo che sia vero che invecchiando si migliori, anche se sono parte in causa. La maturazione varia da persona a persona: c’è chi a 13 anni ha già la barba, e chi a 20 si rade per farsela venire. Non sono mai stato precoce in nulla. Quanto alla barba, a me è venuta tardi, e adesso dipende, me la faccio due volte la settimana, ma se mi viene voglia, anche due volte al giorno”.

Bruseghin tra le sue vigne col suo vino. Ipp
Bruseghin tra le sue vigne col suo vino. Ipp

– Dicono che, a forza di dire che i corridori sono come il vino, lei beva troppo.
“Non è vero. E poi la quantità dipende anche dalla qualità. Un bicchiere di quello buono fa solo un gran bene”.

– Dicono che se si allenasse di più, sarebbe un campione.
“Un campione magari no, e comunque quello che è certo è che avrei vissuto peggio. E siccome è ancora da dimostrare che le rinunce siano effettivamentepiù produttive di piccole concessioni, diciamo che io sto portando avanti attualmente questa ricerca”.

– Dicono che lei sia contrario alle nuove tecniche.
“Faccio fatica a seguire i cartelli stradali, figuriamoci le tabelle di allenamento”.

– Dicono che sia contrario anche alle nuove tecnologie.
“Sostengo che la tecnologia sia nata per migliorare la qualità della vita dell’uomo. Invece spesso gliela complica. Oppure la riempie di cose inutili. Facebook, per esempio: sfido la stragrande maggioranza di chi è su Facebook a ricordare, fra sei mesi o un anno, qualcosa di significativo scritto sul computer”.

– Dicono che lei sia su Facebook.
“C’è un Marzio Bruseghin, ma non sono io”.

“Non fossi caduto alla Vuelta sarei arrivato fra i primi due”

– Dicono che alla Vuelta 2010, se non fosse caduto, sarebbe arrivato fra i primi tre.
“Forse anche fra i primi due”.

– Dicono che però lei cada troppo spesso.
“Basta una caduta a fregarti una corsa di tre settimane”.

– Dicono che lei cada perché sta troppo indietro.
“Falso. Non sto mai più indietro della quindicesima posizione. E’ che alla Vuelta, per esempio, ero al posto sbagliato al momento giusto, o al posto giusto al momento sbagliato, tanto il risultato non cambia. L’asfalto era scivoloso, viscido, infido. Ma non ho rimpianti, perché non me la sono andata a cercare”.

– Dicono che quest’anno ci riproverà.
“Giro e Vuelta, passando per il debutto a Maiorca, poi Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo e Paesi Baschi, e poi si vedrà”.

– Dicono che sarà il capitano della Movistar.
“Dico che sarò libero di fare la mia corsa”.

– Dicono che arriverà Pellizotti.
“Speriamo. Dipende se ci sarà ricorso al Tas. Ne sapremo di più fra una settimana. Certo che, di uno come Franco, ne avremmo proprio bisogno”.

– Dicono che lei abbia già un sogno.
“La cronoscalata del Nevegal, al Giro. E’ casa mia, è una delle mie salite, è uno dei miei regni di caccia. Se mi affaccio dal balcone, vedo il Col Visentin: dietro, c’è il Nevegal”.

– A proposito di caccia: dicono che non ci becchi mai.
“Quest’inverno è andata peggio del solito, che era già piuttosto male. Ma non ho impallinato nessuno, neanche per sbaglio”.

Ancora a proposito di asini, un cappello particolare di Bruseghin. Bettini
Ancora a proposito di asini, un cappello particolare di Bruseghin. Bettini

– Dicono che lei sia un cacciatore ecologista.
“Diciamo: un naturalista. Da cacciatore, tengo alla tutela dell’ambiente, a una sua gestione oculata. L’ambientalismo integrale è utopia: l’uomo ha già fatto troppi danni, ora l’obiettivo è limitarli. Ristabilire un equilibrio perfetto è impossibile, ne basterebbe uno ragionevole”.

– Dicono che nella raccolta differenziata…
“La faccio, anche se a Vittorio Veneto sta cominciando solo adesso, e qui a Piadera, per problemi logistici, non è prevista. L’umido lo stocchiamo, il vetro lo riusiamo, l’alluminio lo ricicliamo, la carta va nel caminetto, e il cartone ha sempre una seconda vita. Presto metterò i pannelli solari sui tetti. Non c’è viadotto, e si prende l’acqua della sorgente. Le lampadine sono tutte a basso consumo, e nelle stalle se ne accendono il meno possibile. Gli asini ci vedono meglio di me. Io, alla penombra, ho sempre preferito l’ombra. Di vin”.

– Dicono che ha già fatto una corsa.
“La Mathioza Winter Cup. E’ una classica fra amici, ma con una organizzazione che nulla ha da invidiare al Giro o al Tour: maglia, inno, corona d’alloro… Ogni capitano aveva diritto a un gregario, autorizzato a dargli spinte, purché non prolungate, fino all’ultimo chilometro, poi avrebbe dovuto arrangiarsi da solo. Arrivo spettacolare, al fotofinish. Luca, il mio capitano, è arrivato quinto al traguardo, ma primo sul gran premio della montagna. E lì si vinceva una cassa di vino”.

– Dicono che lei si sia allenato anche a Natale e Capodanno.
“Natale sì, Santo Stefano e San Silvestro pure, Capodanno no. Me ne sono andato in montagna con il mio cane Saro, che con i dovuti calcoli è più vecchio di me, io a camminare, lui a correre, a un’andatura da pensionati”.

– Bruseghin, dicono che non abbia ancora letto La fine del mondo storto, l’ultimo libro del suo amico Mauro Corona.
“L’ho cercato nei supermercati, ma non l’ho trovato, adesso dovrò andare in libreria”.

– Dicono che siamo alla fine del mondo.
“Tanto lontano, avanti così, non riusciremo ad andare”.

Fonte intervista e foto: http://www.gazzetta.it

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...