Campionati Mondiali di Ciclocross 2011 – Sankt Wendel (Germania). Il Re e la Regina non abdicano.

Cross, Stybar re del mondo
Fontana 7°, Vania Rossi 17ª

Il ceco Zdenek Stybar nuovo campione del mondo, battuti Sven Nys e Kevin Pauwels. A nemmeno 24 anni, la Voss vince il quarto titolo iridato.

Zdenek Stybar lanciato verso il succeso. Ap
Zdenek Stybar lanciato verso il succeso. Ap

SANKT WENDEL (Ger), 30 gennaio 2011 – Un grande Marco Aurelio Fontana nel giorno di sua maestà Zdenek Stybar. Il fango di Sankt Wendel esalta l’estroso milanese, settimo dopo una gara all’attacco, addirittura con il profumo di una medaglia annusato sin quasi alla fine. E chissà, senza quelle due forature proprio nel momento in cui s’è scatenata la bagarre… Due forature, soprattutto la seconda, che hanno costretto l’azzurro a un dispendio di energie preziose per rientrare nel gruppetto di testa, venute poi meno negli ultimi due giri, quando il bronzo era ancora a portata di mano e ci poteva scappare l’impresa.

All’attacco — Costretto dal ranking mondiale a partire in sesta fila, il campione italiano è stato lestissimo a risalire 30 posizioni nel primo minuto di gara. Sullo slancio si è poi portato gomito a gomito con i migliori, tutt’altro che in soggezione al cospetto dell’armata belga e del campione in carica, il ceco Stybar, uomini faro della corsa. Che gioia dopo 3 giri vedere un azzurro all’attacco, tra i primi sei a menare la danza. Poco dopo, però, Stybar ha sferrato il primo affondo, portandosi appresso il solo Nys, che sugli stessi saliscendi aveva vinto il titolo nel 2005. Si è intuito subito che, uscito di scena per una foratura l’altro belga Niels Albert, re di Coppa del Mondo, il discorso per l’oro sarebbe stato un discorso a due. Fontana – pur frenato dalle due forature – non si è perso d’animo e ha spostato il suo obiettivo sul bronzo, battagliando spavaldo, senza risparmio di colpi, con il tedesco Walsleben e la coppia belga Pauwels-Vantornout. A due giri dal termine, però, gli si è accesa la spia della riserva e, quando Vantornout ha forzato i tempi per cercare di spaccare il quartetto di pretendenti all’unica medaglia disponibile, l’azzurro ha alzato bandiera bianca, vedendosi superare nel giro finale anche dal francese Mourey, autore di una strepitosa rimonta quasi culminata con il podio.

Fenomeno — Intanto davanti si assisteva allo show di Stybar, involatosi tutto solo poco dopo metà gara. Quella del ceco – che a sua volta qui nel 2005 vinse il primo Mondiale, ma tra gli under 23 – è stata una galoppata simile a quella di un anno fa a Tabor, sui prati di casa. Stavolta non aveva il fattore campo e tutto il tifo dalla sua. In più c’era anche l’incognita della tendinite che lo aveva costretto a saltare un mese e mezzo di gare tra dicembre e metà gennaio, dopo un avvio di stagione da mattatore. Evidentemente, però, la sosta forzata gli ha fatto bene perché è arrivato più fresco di tutti all’appuntamento con il bis iridato e con il quarto podio consecutivo, dopo due medaglie d’argento. Ora è atteso con grande curiosità all’esordio in grande stile su strada: fresco di firma con la Quick Step, debutterà al Giro di California, ma non abbandonerà del tutto l’attività fuoristrada, anche perché nel suo mirino c’è l’Olimpiade di Londra nella mountain bike.

Franzoi, che iella — Il risultato di Fontana (per una posizione non ha eguagliato il miglior risultato della carriera: 6° a Treviso 2008), ha risollevato le sorti della spedizione azzurra, che tra juniores e under 23 ha incassato solo incidenti e infortuni. In più ci si è messo anche un altro colpo basso proprio poco prima della gara clou: Enrico Franzoi è scivolato mentre provava il percorso e si è procurato uno stiramento nella zona addominale, dove già aveva rimediato l’incrinatura di una costola a inizio gennaio. Purtroppo da tre stagioni il veneto non riesce più a raccogliere risultati degni della sua classe. E se poi ci si mette anche la sfortuna..

Vos regina — E quattro. Marianne Vos si conferma regina del fango. Come nel 2006, quando vinse il primo titolo a soli 18 anni. E come nelle ultime tre edizioni di un Mondiale che, al femminile, sta diventando anche fin troppo monotono. Eppure stavolta l’olandesina volante non ha avuto del tutto vita facile, perchè l’americana Compton e la ceca Nash l’hanno stretta nella loro morsa sino all’inizio dell’ultimo giro. Ma lì, approfittando di una leggera scivolata della Compton, la fuoriclasse di Wijk en Aalburg ha forzato il ritmo e ha preso il largo, chiudendo con 17″ di vantaggio e andando a eguagliare il record di vittorie al femminile della tedesca Hanka Kupfernagel, ieri quarta davanti al proprio pubblico dopo una gara generosa.

Polivalente — Marianne – questa sorta di Eddy Merckx al femminile – non ha ancora 24 anni e nel fango è destinata a infilare un filotto iridato inarrivabile. Intanto è già l’unica donna della storia ad aver vinto il Mondiale su tre terreni differenti: cross, strada (nel 2006, poi ha incassato quattro secondi posti consecutivi) e pista (corsa a punti nel 2008, anno in cui ha vinto anche l’oro olimpico). E se solo un giorno le saltasse in mente di dedicarsi seriamente alla mountain bike, potrebbe sbancare il campo anche con le ruote grasse.

Un primo piano di Vania Rossi in gara. Bettini
Un primo piano di Vania Rossi in gara. Bettini

Paralimpica — Peccato che Katie Compton abbia avuto quello sbandamento nel momento clou della gara. Lei, che era stata già seconda nel 2007 e bronzo due anni dopo, sarebbe magari riuscita a spezzare l’egemonia dell’olandesina e a diventare l’unica statunitense dopo lo junior Matt Kelly (1990) a vincere un Mondiale di cross. E la 32enne di Chattanooga (Tennessee), ci avrebbe raccontato dei suoi inizi e soprattutto delle sue gioie e le sue vittorie nel mondo paralimpico, che in qualche modo le hanno dato la convinzione di poter tentare la carta agonistica ai massimi livelli: nel 2004, come guida della non vedente Karissa Whistell, vinse infatti 2 medaglie d’oro, una d’argento e una di bronzo alla Paralimpiade di Atene 2004.

Brava Vania — In gara sui prati di Sankt Wendel c’era anche un po’ d’Italia. Purtroppo mancava Eva Lechner, quinta un anno fa a Tabor: l’altoatesina già concentrata sull’attività di mountain bike che l’attende a un biennio importante finalizzato ai Giochi di Londra. In compenso si è rivista sul palcoscenico iridato la neo-tricolore Vania Rossi, a tre anni dall’ultima apparizione mondiale e a uno e mezzo dalla nascita del primogenito Alberto. Senza una preparazione particolare e con poche gare nelle gambe, la 27enne dell’Esercito, compagna di Riccardo Riccò, ha chiuso 17esima, a 3’30″ dalla Vos ma nemmeno troppo lontana dalle top ten: è pur sempre il suo miglior piazzamento mondiale.

Elite uomini: 1. Zdenek Stybar (Cec) 1h06’37″; 2. Sven Nys (Bel) a 18″; 3. Kevin Pauwels (Bel) a 15″; 4. Mourey (Fra) a 1’16″; 5. Walsleben (Ger) a 1’18″; 6. Vantornout (Bel) a 1’23″; 7. FONTANA a 1’51″; 8. Wellens (Bel) a 2’01″; 9. Heule (Svi) a 2’03″; 10. Meeusen (Bel) a 2’03″; 31. COMINELLI a 1 giro; 48. BIANCO a 5 giri; rit. URSI; non partito FRANZOI

Elite donne: 1. Marianne Vos (Olanda) 40’31″; 2. Katherine Compton (Usa) a 17″; 3. Katerina Nash (R. Ceca) a 20″; 4. Kupfernagel (Ger) a 42″; 5. Achermann (Svi) a 1’10″; 17. Rossi a 3’30″; 40. Valentini a 2 giri.

Fonte articolo e classifiche: http://www.gazzetta.it

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