Giro del Friuli 2011: Serpa, finalmente è vittoria.

Friuli, vince Serpa Perez
Soltanto 28 all’arrivo

Il colombiano Serpa Perez ha vinto a Gorizia la 33/a edizione del Giro del Friuli battendo nella volata a due il russo Brutt

 

Josè Rodolfo Serpa Perez vine così il Friuli. Bettini
Josè Rodolfo Serpa Perez vine così il Friuli. Bettini

GORIZIA, 3 marzo 2011 – Il più friulano di tutti è un colombiano che si chiama José Rodolfo Serpa Perez – ma per tutti, più semplicemente, e fortunatamente, basta dire Serpa -, che ha 31 anni, che sorride spesso e volentieri, che abita a Cossato in Piemonte, che va dappertutto (strada, pista, poi, scoperto da Gianni Savio, soltanto strada), che quest’anno ha già vinto una tappa al Tour de San Luis in Argentina. Stavolta, per vincere, Serpa non solo si è dannato per quasi cinque ore nel freddo e nel nevischio, ma si è anche condannato a tagliarsi un bel paio di baffi che forse portavano cattiva sorte. Serpa ha conquistato il Giro del Friuli battendo allo sprint il russo Pavel Brutt, reduce dalla vittoria di domenica scorsa nella Classica Sarda, e anticipando un gruppetto regolato dal danese Nicki Soerensen. Il primo degli italiani, in una giornata così nordica e invernale, è Matteo Tosatto, ottavo.

“Quella del secondo posto, dopo sei di fila, rischiava di trasformarsi in una maledizione – spiega Serpa -. Oggi stavo proprio bene, sono sempre rimasto nel primo gruppo, e potevo contare su alcuni compagni che tiravano per me, anche se a un certo punto De Marchi e Ermeti sono caduti. Sono stato io a scattare su un primo strappo, e poi sul secondo. In volata ho vinto bene”

Cunego e Visconti k.o. — Iscritti 168, partiti 163 (né Cunego né Visconti), dopo 28 km ripartono in 31 sotto la spinta di due vecchietti terribili, il basco Patxi Vila, 35 anni, e lo sloveno Gorazd Stangelj, 38. “In giornate così – spiega Vila – un attacco a freddo, sotto la pioggia, può essere già decisivo”. Infatti lo è. Perché i 31 corridori non saranno più ripresi anche se dietro ci si metterà, a un certo punto, perfino l’ex campione del mondo Cadel Evans a inseguire per l’altro ex campione del mondo Alessandro Ballan. Invece niente. Niente anche da Ivan Basso che, sentita l’aria che tira, e viste certe cadute, preferisce non rischiare. E niente anche dallo slovacco Peter Sagan che, rimediati cinque punti di sutura dopo la caduta nella Classica Sarda, ha perso tre giorni di allenamento ed è venuto qui per ritrovare ritmo e agonismo prima della Parigi-Nizza. Davanti i 31 si sbriciolano (e dietro gli altri si disintegrano e spariscono) quando la corsa entra nella parte finale, nel Collio, con la salita di San Floriano, non tremenda, ma selettiva. Vila, sempre lui, tenta il colpo all’ultimo giro nella speranza di tirarsi dietro qualche altro coraggioso. Invece viene lasciato asfissiare davanti. Poi tocca a Serpa: il suo primo scatto è nella prima parte della salita, il secondo quasi in cima, a una cinquantina di metri dal passaggio sul gpm, e si tira dietro Brutt. I due vanno d’amore e d’accordo fino all’ultimo chilometro. Poi, alla resa dei conti, in volata, Serpa ne ha di più.

La gioia di Serpa sul podio. Bettini
La gioia di Serpa sul podio. Bettini

L’uomo dei grandi sorrisi — Serpa, uomo di grandi sorrisi: “Quella del secondo posto, dopo sei di fila, rischiava di trasformarsi in una maledizione. Oggi stavo proprio bene, sono sempre rimasto nel primo gruppo, e potevo contare su alcuni compagni che tiravano per me, anche se a un certo punto De Marchi e Ermeti sono caduti. Sono stato io a scattare su un primo strappo, e poi sul secondo. In volata ho vinto bene”. Brutt, uomo di poche parole: “Stamattina, nella riunione con la squadra, avevo il compito di entrare in una eventuale fuga all’inizio. E così è stato. A quel punto ho pensato a fare la corsa per me, e non per i miei capitani Di Luca e Pozzato. Ho sofferto, perché è stata una giornata dura, ma si vede che gli altri hanno sofferto più di me. Adesso parteciperò alla Parigi-Nizza”. Soerensen, uomo di grande saggezza: “Nel gruppo di testa eravamo la squadra più numerosa, con cinque corridori. Sapevamo di non avere l’uomo più forte in salita, ma in volata forse sì, cioè Tosatto. Invece ci sono stati tanti attacchi e siamo stati anticipati. Adesso mi aspettano le classiche delle Ardenne, Amstel, freccia e Liegi, quindi Tour e forse anche Vuelta. Sono uno dei pochi corridori rimasti nella squadra di Riis dopo la separazione dai fratelli Schleck: non è stato un momento felice, ma preferisco non parlarne, la vita va avanti comunque”.

Arrivo: 1. José PEREZ (Col, Androni), 187,2 km in 4.47’20″, media 39, 090; 2. Pavel Brutt (Rus, Katusha); 3. Nicki Soerensen (Dan, Saxo Bank) a 5″; 4. Paterski (Pol, Liquigas) a 8″; 5. Spilak (Slo, Lampre); 6. Bole (Slo) a 25″; 7. Clarke (Aus); 8. Tosatto; 9. Vila (Spa) a 27″; 10. Stangelj (Slo) a 31″; 11. Morkov (Dan) a 1’33″; 12. Muto; 15. Donati; 17. Lorenzetto; 22. Ferrari a 5’10″; 25. Santambrogio. Arrivati: 28.

Fonte articolo, foto ed ordine d’arrivo: http://www.gazzetta.it

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