Campionati Mondiali di Ciclismo su Strada 2012 – Valkenburg (Olanda), 16-23 Settembre. Martin, bis mondiale a Cronometro. Sul podio Phinney e Kirienka. Per Pinotti, caduta beffa quando era in piena corsa per il bronzo. Per il bergamasco, frattura della clavicola sinistra.

Tony Martin segnala con le dita il suo secondo titolo mondiale a cronometro © Bettiniphoto

Mondiale Cronometro 2012: Martin Scooter King – Tony bissa il titolo 2011. Phinney a 6″, Malori 10°, Pinotti caduto

Primo nella storia a doppiare il titolo mondiale della cronosquadre con quello della cronometro individuale: questo record nessuno lo toglierà più a Tony Martin, e il risultato in sé è tanto più rilevante quanto più si consideri che giunge al termine di una stagione non così benigna nei confronti del tedesco: vari incidenti di percorso hanno punteggiato il cammino di Tony nel 2012, e soprattutto la caduta in avvio di Tour de France gli è costata cara, visto che gli ha causato la frattura di uno scafoide, rallentandone di fatto la preparazione in vista delle Olimpiadi (chiuse al secondo posto alle spalle di Wiggins, per quanto riguarda la prova contro il tempo).

Con umiltà Martin ha fatto tutto quel che doveva fare per passare da Campione del Mondo uscente a Campione del Mondo rimanente, e oggi a Valkenburg forse ha riscosso quel credito con la sorte rimasto aperto dal ruzzolone del Tour. Se domenica era stato spalleggiato da un’eccellente Omega Pharma nella ricerca del titolo iridato della cronosuadre, oggi il tedesco ha fatto tutto da solo, riuscendo a portare a casa il bottino pieno per appena 5″ e spiccioli (arrotondati poi a 6″) di vantaggio sul secondo, Taylor Phinney, il quale potrà a lungo rammaricarsi per aver perso un Mondiale per l’irrisorio ritardo di poco più di 1 decimo di secondo al chilometro rispetto al vincitore.

La crono di Valkenburg è stata almeno parzialmente influenzata dalle condizioni atmosferiche, non tutti hanno trovato lo stesso meteo sul percorso, e ciò ha avuto un peso non solo e non tanto per lo scrosciare della pioggia (che ha colpito alcuni e non altri), ma anche per la scivolosità del fondo stradale. E l’Italia ne ha fatto le spese più di altre nazionali, se è vero che Adriano Malori, discreto decimo al traguardo, lamenta di essere stato vittima della classica nuvoletta di Fantozzi, mentre Marco Pinotti è addirittura caduto, dovendosi ritirare con una clavicola dolorante (forse fratturata), mentre era in gioco per il podio.

Soprattutto il primo tratto è stato quello che ha prodotto i risultati più inattesi, con una serie di comprimari trovatisi a far meglio di cronoman più blasonati. Il simbolo di tutto ciò è identificabile col kazako Gruzdev, 26enne dell’Astana praticamente invisibile fuori dall’Asia (se eccettuiamo la fuga alla Milano-Sanremo, insieme ad altri 8): partito col numero 40 (ovvero: dopo di lui sarebbero partiti altri 39 corridori), il buon Dmitriy è rimasto a lungo in testa ai tre intertempi, e abbiamo dovuto attendere Phinney (numero 3) e poi anche Martin (numero 1) per avere qualcuno che lo scavalcasse.

Purtroppo per il kazako, gli ultimi 10 km hanno fatto emergere gli uomini di più fidata qualità nell’esercizio, sicché prima Kiryienka (numero 28), poi altri 4 degli ultimi 6 della startlist l’hanno scavalcato, spingendolo fino al sesto posto conclusivo (comunque ottimo e inaspettato per Gruzdev, campione nazionale e vicecampione continentale a cronometro).

Scansioniamo la prova sui tre intertempi: l’ottimo timing di Dmitriy al primo intertempo (19’33” dopo 14.3 km) è stato avvicinato da Kiryienka e Van Garderen (19’42”), e migliorato da Phinney (19’18”) e Martin (19’22”); a questo punto della gara, Pinotti (19’52”) e Malori (19’51”) facevano un risultato abbastanza sovrapponibile, ma da qui al secondo intertempo (posto al km 29.7) le cose sono cambiate sensibilmente: laddove il giovane parmigiano trovava una sua regolarità che lo fissava al decimo posto (posizione mantenuta al terzo intertempo e poi confermata al traguardo), il bergamasco entrava in una fase di grazia che lo portava a scavalcare gente come Van Garderen e Chavanel (oltre ai fuochi di paglia Firsanov, Koren e Zoidl, partiti molto meglio di come non abbiano proseguito), issandolo fino al quinto posto, ad appena 9″ dal terzo classificato a quel rilevamento, il solito Gruzdev.

Ma subito dopo il lusinghiero cronometraggio, Pinotti ha sbagliato a impostare una curva a sinistra, gli è partita la ruota posteriore e lui è caduto pesantemente col lato sinistro del corpo, procurandosi il citato danno alla clavicola. Già i secondi persi nell’occasione sarebbero stati sufficienti per far sfumare il sogno del podio per il corridore della BMC; ma dopo essere risalito in bici per qualche centinaio di metri, provando a tener duro, Pinotti si è ritirato, in un’intenso momento di palpabile rammarico condiviso col ct Bettini, sceso dall’ammiraglia per consolarlo (per quanto possibile).

La gara procedeva, e Martin, che al primo intertempo pagava 4″ a Phinney, è riuscito a ribaltare nettamente la situazione, avvantaggiandosi di 13″ al km 29.7; e completando un piccolo personale capolavoro andando a riprendere Contador, partito 2′ prima di lui, ma mai realmente in lizza per qualcosa di buono: il nono posto finale di Alberto, a 2’30” dal vincitore, è certamente lontano da quanto lo stesso madrileno si aspettava di ottenere in questo Mondiale.

Con Pinotti fuori dai giochi e Van Garderen via via più appannato, con Chavanel in giornata negativa (15esimo al traguardo) e altri possibili protagonisti che hanno nettamente deluso (Tuft 12esimo alla fine; Meyer 16esimo; Larsson 19esimo; Durbridge 21esimo; Sergent 23esimo; Navardauskas 33esimo; Velits 34esimo; Grabsch 36esimo; Westra 38esimo; Brajkovic 40esimo; Konovalovas 44esimo), la lotta per l’iride si è ridotta ai soli Martin e Phinney, mentre per il podio Kessiakoff ha provato, nella seconda metà di cronometro, a contendere il bronzo a Kiryienka, che nel frattempo aveva concluso la sua prova davanti a Gruzdev; ma lo svedese, pur in crescita rilevamento dopo rilevamento (13esimo, poi nono, poi sesto, infine quinto) non è nemmeno riuscito a superare Van Garderen: per lo scandinavo, che pure ha rimontato 6″ a Van Garderen e 12″ a Kiryienka, il buon finale non è stato sufficiente.

E non è stato sufficiente, un finale in crescita, nemmeno per Phinney: i 13″ di distacco al km 29.7 sono scesi a 8″ al km 38.4, e forse se non ci fosse stato il Cauberg di mezzo l’americano avrebbe potuto concretizzare la rimonta, visto che alla fine Martin si è salvato per soli 6″ (si sa che Taylor soffre in maniera particolare le salite, e nella cronosquadre – conclusa anch’essa al secondo posto con la BMC – proprio sul Cauberg il simpatico 22enne di Boulder ha letteralmente visto le streghe).

L’impresa di Martin è in ogni caso notevole se consideriamo il periodo da cui viene il tedesco della Omega Pharma. È anche vero che mancavano due rivali del calibro di Cancellara (del tutto assente in Olanda) e Wiggins (che domenica farà la prova in linea), ma essere arrivato per il quarto anno consecutivo sul podio (due terzi posti e poi due primi), col secondo titolo in fila, è per Tony un risultato di grande prestigio, e ci sarà tempo, per lui, per riflettere sulle potenzialità di quello che si profila come un rivale durissimo per i prossimi anni, ovvero il Phinney che oggi quasi piangeva dalla delusione, ma che deve avere fiducia in un futuro che potrà essergli molto amico.

Kiryienka, da parte sua, festeggia un bronzo un po’ insperato ma assolutamente meritato, davanti a Van Garderen, Kessiakoff, Gruzdev, il bravo Jan Barta (settimo), e poi Dowsett, Contador e Malori, decimo.

L’Italia chiude così, con un bel po’ di sfortuna a condirne la prova dei professionisti, la fase contro il tempo dei Mondiali. Il risultato complessivo è quasi disperante, coi nostri mai in gara per un risultato di rilievo (a parte i tre quarti di crono disputati oggi da Pinotti), e obbligati a rinviare ogni ambizione alle prove in linea. Così come in pista, laddove riusciamo a salvarci in corner nelle specialità in cui il versante puramente tecnico è meno influente, anche su strada paghiamo l’identico scotto, e ciò chiama in causa – sai la novità – le politiche federali che non hanno per nulla aiutato la crescita di una scuola italiana, lasciando tutto all’estro di pochi fuoriclasse e allo spirito di sacrificio di tanti tecnici (a partire dal livello giovanile).

La rotta potrà essere invertita? Non da questo establishment; né tantomeno da qualche eventuale risultato positivo nelle gare del fine settimana.

Fonte articolo e foto: http://www.cicloweb.it

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...